Il Play to Earn in Blockchain e' tutto qua?

Il crescente interesse per gli NFT e l’inarrestabile cavalcata del piu’ famoso gioco su blockchain - Axie Infinity - stanno aprendo le porte a quella che si annuncia essere una delle piu’ grandi rivoluzioni nel mondo del gaming, e cioe’ la diffusione del play-to-earn o, detta in idioma nostrano, la possibilita’ di guadagnare giocando ai videogiochi.

Da qualche settimana torme di sviluppatori hanno iniziato una corsa sfrenata alla produzione e (qualche volta) al rilascio di giochi su blockchain che promettono ai loro giocatori/investitori rendite passive e mirabolanti guadagni girornalieri. E in parecchi fanno il pieno di entusiasti cryptonauti pronti a cliccare senza sosta per mettere in tasca tokens del cui reale valore attuale e futuro e’ piu’ che legittimo dubitare. Si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi, di giochi estremamente semplificati e ripetitivi, molto spesso parzialmente funzionanti, ma con il grande pregio di compensare chi ci entra e ci gioca in parte con piccoli guadagni immediati, ma soprattutto con l’implicita promessa di fantasmagoirci capital gains.

A chi ha gia’ un minimo di familiarita’ con questa nicchia non sara’ sfuggito che si tratta di giochi rigorosamente impostati nello stesso modo e che hanno in comune gli stessi difetti: mancano completamente di ampiezza e di profondita’. Ma sono progetti che tutti sanno essere di corto respiro e destinati a concludere il loro ciclo di vita nello spazio di poche settimane (quando non si rivelano vere e proprie truffe).

Vien da chiedersi, quindi, se il play to earn sia tutto qua e la risposta e’ ovviamente no. Questa industria e’ ancora allo stato embrionale ed e’ naturale che le prime uscite siano giochi di rapida produzione senza eccessive ambizioni, ma quando i big cominceranno a sfornare titoli seriamente progettati per offrire ai giocatori guadagni sostenibili, allora bisognera’ prepararsi a giocare in modo molto diverso da quanto abbiamo fatto fino ad ora.

Quale che sia il tema del gioco che possa venire alla mente, il pay-to-play (che e’ il modello attuale) ha una serie di caratteristiche comuni: si tratta di un gioco in cui tutti i giocatori recitano la stessa parte, al netto di personalizzazioni piu’ cosmetiche che sostanziali, e che condividono lo stesso obiettivo finale che e’ quello di vincere quando il gioco raggiunge la fine. Che decidiate di giocare all’eroe che salva il mondo o al tycoon che realizza la migliore citta’ dell’universo, il principio resta lo stesso.

Il play to earn sara’ molto diverso, c’e da scommetterci. Prendiamo ad esempio un RPG classico per provare ad immaginare come sara’ il futuro del gaming. Se il pay to play costringe tutti i giocatori a vestire i panni del combattente che sfida nemici e mostri, il play to earn dara’ la possibilita’ ad ognuno di giocare nel ruolo che preferisce trasformando gli attuali vincoli (i personaggi non giocatori, NPC) in possibili ruoli da ricoprire. Nel futuro del play to ear ci sara’ sicuramente la possibilita’ di giocare come armaiolo per diventare il migliore del regno nel forgiare spade da vendere ai giocatori-guerrieri o di vestire i panni dell’alchimista specializzato nella distillazione delle pozioni piu’ rare e potenti. Si potranno indossare i panni del mercante, del taverniere o di qualsiasi altro personaggio che possa contribuire ad aumentare le opzioni dell’economia del gioco.

I tokens diventeranno vere e proprie valute spendibili e guadagnabili in gioco perche’ saranno uno strumento di scambio ben accetto per tutti i giocatori ognuno dei quali avra’ il suo proprio obiettivo diverso da quello di tutti gli altri.

A prima vista puo’ sembrare poco attraente investire il proprio tempo nella costruzione di una fucina, ma quando avremo provato la soddisfazione di aver forgiato una spada eccezionale e dopo che l’avremo venduta ad un guerriero che ne fara’ lo strumento essenziale per conquistare un tesoro impossibile, forse cambieremo anche il modo di intendere il divertimento.

E’ solo un banale esempio delle possibilita’ enormi che questo cambiamento di modello portera’ nell’idustria del gaming e non va sottovalutata la possibilita’ di trovare sinergie insospettabili col mondo della finanza decentralizzata. Alla fine, e’ solo questione di liberare la creativita’ per consentire ai giocatori di guadagnare risorse del gioco. per esempio, fornendo liquidita’ a qualche pool o tenendo in stake i propri tokens.

E si trattera’ di giochi senza una fine particolare o scritta, con ambienti e set di regole in costante evoluzione probbailmente governati in modo decentralizzato da chi li possiede, cioe’ i giocatori.

Credo sia abbastanza semplice immaginare che queste opportunita’ si potranno cogliere un po’ su tutti i tipi di gioco, che si tratti di shooters in prima persona o giochi di strategia fa poca differenza.

Ma prima che cio’ succeda dovranno aggregarsi ai team classici nuove professionalita’ che diventeranno essenziali per il successo di questi nuovi giochi: economisti ed esperti di finanza verranno ricercati ne’ piu’ n’ meno che coders talentuosi.

Io credo che sara’ una rivoluzione epocale che tasformera’ il business dell’intrattenimento da un qualcosa che noi paghiamo per avere ad un qualcosa per cui verremo pagati per partecipare.

Qualcuno pensa che potrebbe diventare un lavoro, ma anche cosi’ fosse chi non lo scambierebbe con quello che e’ costretto a fare oggi?

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